Eccomi, dunque, qua ad aggiornarti.
Debbo ammette che a partire da quel viaggio, è scattato
qualcosa, un meccanismo alchemico e oscuro: se non è partito l’innamoramento
verso questa terra, almeno la cultura mi risulta meno oscura e incomprensibile.
Comunque, vedremo: se son rose, fioriranno!
Sostanzialmente è andata bene, nel senso che sono uscita da
lì con la sensazione che le lingue slave si possono anche apprendere, basta che
ci si applichi molto, si studi e non si molli l’osso! Certamente la motivazione è
fondamentale (e qui casca l’asino) e bisogna
rassegnarsi ad accettare che il livello raggiunto sarà estremamente elementare
e basico e che potrai comunicare a livelli molto grossolani, per almeno qualche
anno, ma si può fare, forse! Essendo i locali assolutamente restii all'utilizzo
di qualsivoglia lingua straniera, a parte il tedesco in qualche sito specifico,
giocoforza l’apprendimento della lingua ceca si rende necessario! Ahimé …
Sorvoliamo sul fatto che c’erano 5-10 gradi a metà settembre e che ha piovuto a dirotto per i
tre giorni del corso, mandando a rotoli le nostre uscite pomeridiane a visitare
le bellezze locali. L'insegnante di Ceco
ha commentato che il tempo tutto sommato non era poi così male, io e
la Maria, la tipa spagnola, ci siamo guardate negli occhi con un cenno d’intesa
che non necessitava di ulteriori parole…
Certo, tutto è relativo ma insomma, è
andata bene!
Ci trovavamo a Třeboň, una ridente e rilassata cittadina,
meglio sarebbe definirla un grosso villaggio, nella Boemia Meridionale, famosa
per le sue SPA e per aver i più antichi ed estesi allevamenti di pesce d’acqua
dolce di tutto il paese. Insomma, terre in ammollo nelle gelide acque dolci; come
puoi vedere dalle foto, la cittadina è in stile barocco boemo e sembra
precipitata dal passato!
Te ne racconterò dunque la storia, dal momento che me l’hanno raccontata in almeno due lingue e che questo faceva parte del progetto europeo, grazie al quale ho usufruito del corso! La faccio comunque breve.
Le origini della città risalgono alla metà del 12 ° secolo. Originariamente governata dai Vitkovci, celebre e antico clan aristocratico ceco, nel 1366 passò sotto l'egida dei conti Rosenberg, che dei Vitkovci sono comunque discendenti.
La fabbrica di birra reale di Třeboň, attualmente birra Bohemia Regent , risale al 1379 ed è uno dei più antichi birrifici ancora esistenti.
Ciò che oggi rimane dell’eredità del passato, oltre il birrificio, sono i numerosi specchi d’acqua dolce, completamente artificiali e creati nel XIV° secolo, grazie all’intervento illuminato dei Rosenberg, che seppero usufruire dell’opera di mastri eccelsi nella costruzione di questi laghi artificiali, a fini d’acquacoltura. Oltre ad essere patrimonio paesaggistico dell’UNESCO, in quanto più antichi e più estesi d’Europa, questi allevamenti continuano ed essere una voce importante nell'economia locale, soprattutto nell'allevamento della carpa e del luccio. I cechi amano definire questa enorme distesa d'acqua come il mare di Boemia! Per le foto dei ponds, i laghi artificiali, vai a questo post.
Mi sono pure riconciliata con la prof di Ceco che tutto
sommato trovo discretamente simpatica e
disponibile, certo, algida e distante ma ho capito che è il suo stile ed pure
stile nazionale, e mi son messa l’animo in
pace!
Ci sto capendo anche qualcosa di più di gastronomia locale e
ho finalmente assaggiato la carpa fritta che è deliziosa ma consiglio di
mangiarla in pochi ristorati locali che sanno farla decisamente bene,
altrimenti è meglio lasciar perdere! È piatto nazionale boemo a Natale mentre
in zona è piatto tipico tutto l’anno, nonché voce primaria della economia
locale, dal momento che un capitolo importante della acqua-cultura, riguarda proprio le carpe.
Ma veniamo a noi!
Eravamo un gruppo multietnico: un francese,
un tedesco un inglese... No! Eravamo: un'italiana; una spagnola; due iraniani e
una ucraina, più la professoressa ceca di ceco. Tutti nella stessa barca! Ed è
estremamente interessante notare come la stessa condizione avvicini gli animi e
favorisca la comunicazione: in sostanza mi trovo più in sintonia con iraniani e
indiani e giapponesi, piuttosto che con i locali. Non solo per questioni di
lingua ma per condividere una condizione, diciamo, di esiliati. Cito una frase
di Mahdi, iraniano, : “è terribile vivere
in un posto dove non hai la minima idea di quello che ti accade intorno… vivi
un specie di bolla , vivi nella tua testa, nella bolla che è nella tua
testa”
E credo che questo renda bene la condizione. Aggiungo solo
che è stato incredibilmente bello condividere pezzi della propria storia e
cultura, pezzi di esperienze di vita e di fraintendimenti culturali, a volte
simpatici a volte, meno!
Infine, a proposito di birra, una curiosità che ci ha narrato la simpatia guida del castello degli onnipresenti Rosenberg. In epoca rinascimentale la birra si beveva a tutte le ore e generalmente si gustava calda con pezzi di frutta, miele e altri aromi: che orrore! Tra l’altro anche il vino era molto consumato e veniva dato anche ai bambini in tenera età, così come la birra, poiché bere l’acqua era considerato assolutamente sconveniente e malsano.
Ecco che poi ci chiediamo da dove derivino certe attitudini di tipo alcolico!




Mi viene in mente Dante che dall'esilio molto ha ricavato per i suoi endecasillabi...
RispondiEliminaGrazie per il paragone ma non so se renda giustizia al sommo poeta. Comunque è vero: quantomeno la necessità aguzza l'ingegno!
RispondiEliminaGrazie per esserti fermato, anonimo e per il commento!
bene!!!
RispondiEliminagrazie! :)
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