domenica 13 ottobre 2013

Třeboň

Sì lo so, sei impaziente di sapere com'è andata col corso intensivo di Lingua e Cultura Ceca. 
Eccomi, dunque, qua ad aggiornarti.
Debbo ammette che a partire da quel viaggio, è scattato qualcosa, un meccanismo alchemico e oscuro: se non è partito l’innamoramento verso questa terra, almeno la cultura mi risulta meno oscura e incomprensibile. Comunque, vedremo: se son rose, fioriranno! 
Sostanzialmente è andata bene, nel senso che sono uscita da lì con la sensazione che le lingue slave si possono anche apprendere, basta che ci si applichi molto, si studi e non si molli l’osso! Certamente la motivazione è fondamentale (e qui casca l’asino) e  bisogna rassegnarsi ad accettare che il livello raggiunto sarà estremamente elementare e basico e che potrai comunicare a livelli molto grossolani, per almeno qualche anno, ma si può fare, forse! Essendo i locali assolutamente restii all'utilizzo di qualsivoglia lingua straniera, a parte il tedesco in qualche sito specifico, giocoforza l’apprendimento della lingua ceca si rende necessario! Ahimé …
Sorvoliamo sul fatto che c’erano 5-10 gradi  a metà settembre e che ha piovuto a dirotto per i tre giorni del corso, mandando a rotoli le nostre uscite pomeridiane a visitare le bellezze locali. L'insegnante  di Ceco ha commentato che il tempo tutto sommato non era poi così male, io e la Maria, la tipa spagnola, ci siamo guardate negli occhi con un cenno d’intesa che non necessitava di ulteriori parole… 
Certo, tutto è relativo ma insomma, è andata bene!
Ci trovavamo a Třeboň, una ridente e rilassata cittadina, meglio sarebbe definirla un grosso villaggio, nella Boemia Meridionale, famosa per le sue SPA e per aver i più antichi ed estesi allevamenti di pesce d’acqua dolce di tutto il paese. Insomma, terre in ammollo nelle gelide acque dolci; come puoi vedere dalle foto, la cittadina è in stile barocco boemo e sembra precipitata dal passato!




Te ne racconterò dunque la storia, dal momento che me l’hanno raccontata in almeno due lingue e che questo faceva parte del progetto europeo, grazie al quale ho usufruito del corso! La faccio comunque breve. 

Le origini della città risalgono alla metà del 12 ° secolo. Originariamente governata dai Vitkovci, celebre e antico clan aristocratico ceco, nel 1366 passò sotto l'egida dei conti Rosenberg, che dei Vitkovci sono comunque discendenti.
La fabbrica di birra reale di Třeboň, attualmente birra Bohemia Regent , risale al 1379 ed è uno dei più antichi birrifici ancora esistenti.
Ciò che oggi rimane dell’eredità del passato, oltre il birrificio, sono i numerosi specchi d’acqua dolce, completamente artificiali e creati nel XIV° secolo, grazie all’intervento illuminato dei Rosenberg, che seppero usufruire dell’opera di mastri eccelsi nella costruzione di questi laghi artificiali, a fini d’acquacoltura. Oltre ad essere patrimonio paesaggistico dell’UNESCO, in quanto più antichi e più estesi d’Europa, questi allevamenti continuano ed essere una voce importante nell'economia locale, soprattutto nell'allevamento della carpa e del luccio. I cechi amano definire questa enorme distesa d'acqua come il mare di Boemia! Per le foto dei ponds, i laghi artificiali, vai a questo post.


Mi sono pure riconciliata con la prof di Ceco che tutto sommato trovo discretamente simpatica e disponibile, certo, algida e distante ma ho capito che è il suo stile ed pure stile nazionale, e mi son messa l’animo in pace!
Ci sto capendo anche qualcosa di più di gastronomia locale e ho finalmente assaggiato la carpa fritta che è deliziosa ma consiglio di mangiarla in pochi ristorati locali che sanno farla decisamente bene, altrimenti è meglio lasciar perdere! È piatto nazionale boemo a Natale mentre in zona è piatto tipico tutto l’anno, nonché voce primaria della economia locale, dal momento che un capitolo importante della  acqua-cultura, riguarda proprio le carpe.

Ma veniamo a noi! 
Eravamo un gruppo multietnico: un francese, un tedesco un inglese... No! Eravamo: un'italiana; una spagnola; due iraniani e una ucraina, più la professoressa ceca di ceco. Tutti nella stessa barca! Ed è estremamente interessante notare come la stessa condizione avvicini gli animi e favorisca la comunicazione: in sostanza mi trovo più in sintonia con iraniani e indiani e giapponesi, piuttosto che con i locali. Non solo per questioni di lingua ma per condividere una condizione, diciamo, di esiliati. Cito una frase di Mahdi, iraniano, : “è terribile vivere in un posto dove non hai la minima idea di quello che ti accade intorno… vivi un specie di bolla , vivi nella tua testa, nella bolla che è nella tua testa” 
E credo che questo renda bene la condizione. Aggiungo solo che è stato incredibilmente bello condividere pezzi della propria storia e cultura, pezzi di esperienze di vita e di fraintendimenti culturali, a volte simpatici a volte, meno!

Infine, a proposito di birra, una curiosità che ci ha narrato la simpatia guida del castello degli onnipresenti Rosenberg. In epoca rinascimentale la birra si beveva a tutte le ore e generalmente si gustava calda con pezzi di frutta, miele e altri aromi: che orrore! Tra l’altro anche il vino era molto consumato e veniva dato anche ai bambini in tenera età, così come la birra, poiché bere l’acqua era considerato assolutamente sconveniente e malsano. 
Ecco che poi ci chiediamo da dove derivino certe attitudini di tipo alcolico!







4 commenti:

  1. Mi viene in mente Dante che dall'esilio molto ha ricavato per i suoi endecasillabi...

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  2. Grazie per il paragone ma non so se renda giustizia al sommo poeta. Comunque è vero: quantomeno la necessità aguzza l'ingegno!
    Grazie per esserti fermato, anonimo e per il commento!

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